Montly - Rivista di Finanza Mercati - Benedetta Vitetta
1/03/2005 - Un più razionale utilizzo delle risorse e un drastico taglio alla dispersione della rete hanno consentito in due anni di fare dimenticare alla città la piaga del razionamento idrico. Ora, come sostiene il presidente Allegra, per l'acquedotto si apre la sfida di migliorare la qualità dell'acqua
L'acqua minerale per i palermitani d'ora in poi sarà una questione, non più di qualità, non più di disponibilità. Sembra quasi uno slogan pubblicitario ma ben fotografa uno degli -obiettivi che il management dell'Acquedotto di Palermo (Amap), si è posto per il 2005. "Dopo l'erogazione continua - spiega Dario Allegra, presidente della municipalizzata - la nuova frontiera su cui stiamo lavorando è appunto quella della qualità perché, è bene ricordarlo sempre, l'acqua è un diritto di tutti". Un diritto che, però, nel Mezzogiorno in pochi ancora oggi possono permettersi il lusso di godere senza restrizioni. Allegra, da due anni e mezzo al vertice di Amap, dopo essere riuscito a portare - per la prima volta nella storia di Palermo - l'acqua in tutte le case degli 800mila abitanti della città, oltre che in quelle delle 200mila persone che vivono nei 14 Comuni limitrofi, per 365 giorni l'anno, ora si sta impegnando sul fronte della qualità dell'acqua. Le già difficili condizioni climatiche sommate a un non adeguato utilizzo delle risorse idriche esistenti e a una rete tutt'altro che efficiente - le perdite d'acqua in molte Regioni del Sud superano la soglia del 6O% - avevano, per secoli, costretto i cittadini a vivere in condizioni a dir poco di disagio. Ma, nell'ultimo biennio, il Comune di Palermo sostenuto dagli aiuti economici provenienti dalla Regione, dallo Stato, e con il concorso dell'Unione europea, ha cominciato a lavorare per porre rimedio alla situazione. A fronte di un investimento di circa 90 milioni di euro, Amap ha riqualificato il ventaglio delle diverse fonti di captazione: invasi, fiumi, sorgenti e pozzi. Se nel 2002 il 18% dell'acqua proveniva dagli invasi, l'11% dai fiumi, e il 36% e 35% rispettivamente da pozzi e sorgenti, nel 2004 vi è stato un riequilibrio tra invasi e sorgenti, che oggi coprono circa il 70% dell'intera fornitura, con una minore incidenza di fiumi (9%) e pozzi (22%) che, soffrendo ciclicamente di periodi di siccità, non garantiscono continuità nei flussi. Ma anche la rete idrica è stata oggetto di un sostanziale ammodernamento: negli ultimi anni, infatti, sono state realizzate sei nuove sottoreti, mentre le vecchie tubazioni in ghisa sono state sostituite dalle moderne condotte in polietilene saldate. Il risultato è un drastico taglio delle perdite che in passato lungo il tragitto arrivavano a sottrarre il 40% dell'acqua disponibile. Ora la dispersione si è ridotta al 2O%, un livello che - come sottolineano all'Amap - fa dell'acquedotto di Palermo una tra le municipalizzate più efficienti in Italia. "Ma i risultati raggiunti dalla società - puntualizza Allegra - non devono far credere che il problema idrico sia stato risolto in tutta la Sicilia: se il lato orientale dell'isola si trova in condizioni non particolarmente preoccupanti, città come Agrigento, Enna, Trapani o Caltanissetta hanno ancora notevoli difficoltà. Lì, ancora oggi, spesso l'acqua arriva un giorno su cinque". Nel futuro di Amap, oggi interamente controllata dall'amministrazione comunale, Allegra vede la privatizzazione, un processo iniziato già da tempo ma che più volte è stato bloccato. "Tra i miei desideri - rivela il numero uno - c'è quello di riuscire a migliorare ancora il livello d’efficienza e produttività dell'acquedotto". In progresso i risultati raggiunti dalla società negli ultimi anni: il fatturato passato dai 59,9 milioni di euro a fine 2002 ai 66,3 del 2004. E' ipotizzabile pensare a un'integrazione tra utility siciliane? "No, credo che al momento non vi siano le condizioni per realizzarla: si darebbe vita a un polo di debolezze e non a un'aggregazione di aziende capaci di creare del valore aggiunto".